

DUE BRAVI RAGAZZI
Il Tennis di Alberto Capilupi – Redazione Panathlon G.Brera UniVR
Jannik Sinner è il primo italiano che sia riuscito a vincere a Wimbledon, il torneo di tennis più prestigioso del mondo. Wimbledon è anche l’etichetta dell’eleganza, della buona educazione e dello stile tradizionale, a partire dalle formalità dell’abbigliamento dei giocatori, tutti rigorosamente in bianco. Una platea che rilancia metaforicamente valori purtroppo in disuso, prendendo le distanze dalle volgarità e dagli eccessi. Un mondo che è tutto il contrario di quello che Desmond Morris descrive nel suo celebre e sempre attuale libro “La tribù del calcio”, affollato di tifosi violenti e selvaggi, pronti alla guerriglia permanente.
Jannik, che si è imposto nella finale di questo meraviglioso torneo, non ha soltanto confermato di valere pienamente la posizione già acquisita di tennista numero uno del mondo, ma ha spazzato via definitivamente i dubbi irragionevoli che l’avevano costretto ad accettare una squalifica di tre mesi per responsabilità imputabili al suo staff.
Era infatti un paradosso che l’atleta esemplare per gentilezza, per rispetto dell’altro e per corretto comportamento in campo, fosse perseguito dall’accusa infamante di doping (per tracce infinitesimali di sostanze anabolizzanti, che in ogni caso non hanno potuto aumentare significativamente la potenza dei suoi colpi, anche perché non è basata sulla forza, ma sull’anticipo, cioè sulla scelta di tempo).
Ma a quell’accusa quasi nessuno ha creduto (tranne qualche invidioso), in particolare gli sponsor, come viene evidenziato dalla pubblicità televisiva, che utilizza quasi esclusivamente la sua immagine.
Tutto ciò per dire che il messaggio di rilancio del fair play di Wimbledon viene ulteriormente rafforzato da una persona esemplare come Sinner. Senza trascurare le caratteristiche altrettanto positive di Carlos Alcaraz, ineccepibile per il comportamento, ma per ora confinato all’ombra del secondo posto nella graduatoria ATP, nonostante la spettacolarità del suo gioco e la completezza delle sue doti atletiche.
Dunque è interessante cercare di spiegare come ha fatto Sinner a vincere e perché Alcaraz, al contrario, ha perso.
Il motivo, secondo noi, è questo: Sinner è riuscito ad esercitare una pressione asfissiante in profondità, togliendo ad Alcaraz la fiducia nella possibilità di comandare gli scambi.
Jannik si è preso rischi persino eccessivi perché ha giocato quasi sempre senza margini di sicurezza (in questo senso deve ancora imparare da Djokovic), ma con questa tattica ha scelto di essere lui a dettare legge.
Al contrario Carlos, abituato a prendere l’iniziativa, si è sentito sempre più impotente a livello tattico. In questo senso anche Ferrero esce sconfitto da Cahilll e Vagnozzi. Sostanzialmente si è dimostrato che a tennis si vince con la testa, l’anticipo e la profondità più che con la destrezza, le doti atletiche e lo spettacolo.
Le esigenze dello spettatore sono diverse da quelle dell’atleta in gara, cui interessa principalmente una cosa: vincere.In ogni caso i tanti spettatori orfani del calcio (ai minimi termini d’estate) si saranno accorti della differenza tra i due sport: se non fosse sostenuto dal tifo (elevato a “valore”), il calcio sarebbe noioso come la Formula 1



