

di Roberto Gerosa – Redazione Nazionale Panathlon Verona 1954
Articolo 68
Molti di noi sono appassionati di calcio, di basket, di sci o di altri sport. Un’ altra buona fetta di sportivi è appassionata di auto. Di auto che definiremo normali, sportive, da corsa ma, sempre di più, appassionati di auto storiche.
Vediamo sfilare alcune di queste auto storiche in raduni specifici, mentre altre in gare agonistiche. Tutto il mondo dell’auto però ha un comune denominatore: Enrico Bernardi (1841 – 1919), veronese di nascita e pioniere del motore a scoppio funzionante a benzina. Un doveroso cenno va anche ai Sigg. Matteucci che si erano cimentati nell’impresa già nel 1854 e Otto nel 1877. Tornando al prof. Bernardi, fu chiamato nel 1879 all’università di Padova, dove poté meglio dedicarsi allo studio di motori a scoppio azionati dai vapori della benzina. Dopo qualche anno, verso gli inizi degli anni 80’, costruì un piccolo motore, per la macchina da cucire della figlia Pia, che prenderà il nome di “motrice Pia”. Proseguì nello studio di un motore fisso industriale e nel 1889 costruì un motore a 4 tempi.

Facendo un salto indietro nel tempo possiamo renderci conto della genialità e della indipendenza degli studi che il Bernardi fece. Tutto questo lo portò alla costruzione di una vetturetta inedita che doveva avere caratteristiche innovative per l’epoca, quali: leggerezza, stabilità nelle curve, ammortizzazione e dirigibilità; fu così che inventò e realizzò lo sterzo corretto eliminando lo strisciamento ed aggiornò il filtro dell’aria, la frizione, il cambio, il freno ed altro ancora. Nel 1900 si iniziò la costruzione di motori per auto da corsa, che ancora oggi, le più prestigiose, possiamo trovare ancora oggi nei musei. Tra i vari musei ne troviamo uno anche a Villafranca di Verona inserito recentemente tra i top 100 a livello mondiale.
Il prof. Bernardi non si accontentò di quanto fatto e per migliorare le prestazioni dei motori, modificò anche il ciclo di apertura della valvola di aspirazione, ritardandone la chiusura e anticipando l’apertura di quella di scarico. Oggi queste cose potrebbero far sorridere o sembrare banali, ma lo sforzo richiesto è quello di immedesimarci nella storia di quegli anni dove gli agricoltori usavano ancora i buoi per trainare l’aratro, le signore si beavano sopra le carrozze trainate dai cavalli ed i più avveniristici andavano in bicicletta senza sterzo, cioè: dritti…o diritti! La pagina sta finendo e così, ogni qualvolta che entriamo nella nostra auto, nuova o storica che sia, non dovremmo dimenticare questo genio Italiano.




