

di Roberto Gerosa – Redazione Nazionale Panathlon Verona 1954
L’ azienda F.O.R (Fonderie Officine Rumi) fondata da Achille Rumi nel 1914 con Sede a Bergamo, costruiva, nel periodo bellico, periscopi ed eliche destinati principalmente alla Marina e alla Aviazione e, successivamente, anche macchinari per l’industria tessile. Il figlio Donnino (1906/1980), dotato di talento in ogni forma d’arte quale pittura e scultura, frequentò la scuola artistica dell’Accademia Carrara di Bergamo, ma, dopo aver tralasciato gli studi e fatto il garzone nella ditta di famiglia, si dedicò alla costruzione e produzione diretta, di queste motociclette.
Nel 1950 partì la commercializzazione delle moto Rumi con il modello Turismo e nel 1951 con il modello Sport che aveva la stessa cilindrata ma linea e caratteristiche più sportive, la cui produzione proseguì fino al 1958.

Ricordo che in alcune gare, mio padre e mio zio, centauri negli anni ’40 e ’50, correvano con moto elaborate artigianalmente in quanto a quei tempi vigeva spesso l’arte di arrangiarsi. Aggiungevano olio di ricino al carburante, elaboravano la testata del motore e il carburatore, sostituivano le due marmitte con dei tromboncini, lasciando a voi immaginare il rumore che il motore sprigionava. Come non ricordare poi quella curva durante la corsa “Salita delle Torricelle” negli anni ’50, dove, pur se fratelli ma avversari in gara, nessuno dei due voleva lasciar passare l’altro, con la conseguenza che caddero entrambi. Fortunatamente solo la tuta di pelle rovinata e qualche escoriazione ma, dovettero dare addio al podio.
Molte furono le partecipazioni a gare da parte di diversi centauri aumentando così le vittorie delle moto Rumi arrivando ai vertici di molte classifiche conquistando anche 4 medaglie d’ oro alla ISDT Inglese nel 1954.
Nel 1955, fu però l’anno nero, della Società Rumi che, avendo ricevuto un ordine cospicuo, trasferì in Argentina una nave intera di telai e di accessori per moto, oltre a macchine tessili, per un valore di ingenti milioni di lire. A quell’epoca in Argentina ci fu il colpo di Stato e il presidente Peron venne delegittimato. Le merci della Società Rumi, che erano state consegnate e stipate nei magazzini, vennero rubate ed i nuovi governanti non sentirono ragione di pagare. L’ingente esposizione bancaria che la Società Rumi aveva accumulato, divenne purtroppo in seguito un grosso peso finanziario per l’azienda tale da creare problemi non indifferenti che divennero “letali” al punto che nel 1960 portò alla chiusura definitiva della fabbrica.
Oggi le moto Rumi si possono rivedere in qualche museo o, anche “ascoltare”, in qualche rievocazione di gare storiche. Ricercate dai collezionisti, hanno quotazioni che variano dai 5.000 ai 18.000 euro secondo il tipo di modello e di restauro.




