

di Mirko Rimessi – Redazione Nazionale Panathlon Ferrara
l 20 settembre 2023 rappresenta una data storica per lo Sport italiano che, finalmente, entra con un proprio comma in Costituzione. Un riconoscimento importante, forse tardivo, che porta onori ma anche oneri ai quali il mondo dello sport non può più (semmai avesse potuto) sottrarsi.
Ma oggi (22 dicembre), che si celebrano i 78 anni della nostra Costituzione, forse è giusto ribadire che lo Sport, anche se non nominato, era già lì. Per farlo basta leggere bene i 12 Articoli Fondamentali, che da sempre appartengono e avvalorano lo Sport, soprattutto in relazione ad altre importanti carte internazionali.
Articolo 1, “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, anche sportivo, anche se troppo spesso privato di dignità e non compreso da troppi come tale.
Articolo 2, sicuramente il più importante dal punto di vista associativo, perché, oltre a coinvolgere il singolo, quando si rivolge alle “formazioni sociali ove svolge la sua personalità”, chiama in diretta causa le società sportive, con la Repubblica che, prima, garantisce i diritti inviolabili dell’Uomo e, come diretta conseguenza, “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà”. Come singolo e come associazioni, è bene ribadirlo.
Articolo 3, la dignità sociale e davanti alla Legge di tutti. Senza distinzioni. Un lavoro profondo quello che il mondo dello sport ha svolto, e deve ancora svolgere, per adempire a questo, facendosi precursore e cercando di essere attuatore di parità di genere, inclusione ed integrazione. Alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli per questa uguaglianza, e molto spesso lo Sport è stato al suo fianco per farlo, o almeno per provarci.
Articolo 4: al primo comma si parla di diritto al Lavoro, che troppo abbiamo atteso come tale. Ma, al secondo, si parla del dovere del cittadino di svolgere “un’attività che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, e sono certo, senza timore di essere smentito, che migliaia di sportivi sono stati grandi interpreti di questo progresso.
Articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura” e ancora “tutela il patrimonio storico della Nazione”, e se qualcuno è disposto ad affermare che lo Sport non sia cultura e che quello che spesso hanno in mano molto società sportive non sia patrimonio storico, non vale la pena neppure di discutere.
Articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” e magari vi chiederete cosa centri questo, ma basta andare alla fine: “promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. E allora, per chi dovesse avere dei dubbi, è fondamentale andarsi a rileggere la Carta Olimpica, che, di fatto, è la “Costituzione” del CIO. Basta leggere un pezzetto del terzo principio fondamentale: “Lo scopo dell’Olimpismo è di mettere ovunque lo sport al servizio dello sviluppo armonico dell’uomo, per favorire l’avvento di una società pacifica, impegnata a difendere la dignità umana. Con tale proposito, il Movimento Olimpico svolge, solo e in collaborazione con altri organismi e nell’ambito delle proprie possibilità, azioni volte a favorire la pace.”
E si potrebbe andare avanti a cercare lo Sport tra le righe del resto del testo, ma già così si può leggere un legame certo di valori e compiti reciproci da portare avanti.




