
di Mirko Rimessi – Redazione Nazionale Panathlon Ferrara
Lo scorso 5 dicembre, nella maratona dell’Isola di Kish, in Iran, 2000 donne hanno corso senza hijab. A rimetterci, per ora, gli organizzatori, arrestati dalla polizia morale per essere andati contro la “pubblica decenza”. Ma ora sono le partecipanti a farsi sentire, alzando la testa e sfidando il regime: “eravamo in 2000, non potete fermarci tutte”.
E questa corsa per i diritti mi ha fatto pensare ad un’altra atleta che sfidava la “pubblica decenza”: era Kathrine Switzer, lei sola, durante la maratona di Boston del 1967, quando le donne ancora non potevano partecipare. Iscritta omettendo il nome, un giudice provò a fermarla e il suo ottimo risultato non ufficializzato.
I diritti non si possono fermare, puoi ostacolarli ma si rialzano, e, da una persona che fa partite il movimento, questo diventana una massa.
Ah, la Switzer era l’unica donna, ma ad aiutarla c’erano due uomini, il fidanzato e l’allenatore, perché non dobbiamo mai pensare che se a noi non tocca a noi non riguarda: ognuno deve fare la sua parte.





