Il mondo del tennis saluta per sempre un grande campione, il cui nome è legato ad importantissime vittorie sia come giocatore, sia come capitano dell’unico successo dell’Italia nella Coppa Davis disputata con la vecchia formula. Pietrangeli e Panatta, di grandissimo talento, hanno cercato per molti anni di contestare che Sinner fosse il più forte giocatore italiano di tutti i tempi, arrendendosi però quando Jannik è arrivato ad essere n. 1 della graduatoria ATP.


Il Tennis di Alberto Capilupi – Redazione Nazionale Panathlon Verona G.Brera UniVr –
Oggi i campioni sono sorretti da staff che hanno varie competenze professionali. Una volta i tennisti erano lasciati quasi soli. Odiavano la preparazione fisica e si limitavano a giocare a calcetto perché almeno si divertivano. E quando si è introdotta la preparazione fisica per il tennis, all’inizio si è commesso l’errore di non capire l’importanza del timing e quale tipo di forza occorresse per colpire e velocizzare una palla elastica che progressivamente perde peso in pochi game.
La tentazione di paragonare il passato con il presente rimane attuale se non si precisa rigorosamente a quali parametri ci si riferisca. In particolare si dimentica che la destrezza nel tennis è una dote molto importante, ma valutabile con criteri in gran parte soggettivi e in certi casi neppure decisivi per il rendimento agonistico. Sia Pietrangeli che Panatta, ma anche Bertolucci, erano considerati tennisti dotati di notevole destrezza, qualità che non veniva invece attribuita a Barazzutti, tuttavia giocatore validissimo agonisticamente. Una volta quasi nessuno giocava a due mani. Oggi il 99,9%n dei giocatori è bimane di rovescio, perché si tira più forte e si stancano meno le braccia.
Ecco allora che deve affiorare un dubbio quando si comincia a fare dei paragoni, chiedendoci di che cosa stiamo parlando. In particolare – dovremmo domandarci – ci stiamo riferendo ai risultati o allo spettacolo? Se stiamo parlando di risultati, il più grande giocatore di tutti i tempi è senza dubbio Djokovic, almeno fino ad ora. Se invece parliamo di spettacolo, ci riferiamo ad un problema completamente di diverso, ma senza escludere la compatibilità dei due aspetti.
Lo spettacolo del tennis è legato al piacere di apprezzare il modo in cui si eseguono i colpi. Il piacere, che condiziona parecchio la nostra vita, è la molla per godere la bellezza dell’arte. Federer, per questo motivo, era più apprezzato di Djokovic, così come Alcaraz e Musetti piacciono più di Sinner. Ma al giocatore non interessa minimamente lo spettacolo: nell’agonismo l’unica cosa che preme è vincere il confronto. La stessa cosa interessa ai tifosi di qualsiasi sport.
E purtroppo è raro che si cerchi di capire come un tennista sia riuscito a vincere un incontro difficile. Anche perché non è semplice capirlo. Così la gente sceglie di limitarsi a fare il tifo oppure cercare di divertirsi. Viva la libertà.
Nel tennis, le cui regole sono piuttosto anomale, la gestione dell’incontro è molto complessa e delicata, perché i punti hanno un valore completamente diverso all’interno di un set e di un game. Si può vincere o perdere anche per una sola palla. E nel tennis non si è mai certi di quello che possa succedere. I grandi campioni sanno però concentrarsi nei punti critici. In particolare Sinner ha sempre in testa, nei momenti critici, il film delle azioni più recenti e sa scegliere quella più appropriata, senza dare la minima importanza all’estetica del gesto. La sua palla deve essere profonda, veloce e stare in campo. Il suo colpo migliore è il rovescio, che esegue spesso in modo sgraziato, senza completarlo e a gambe larghe, ma in perfetto controllo.
Infine una considerazione. Tutti i tennisti, quando vincono un punto importante, hanno anche il bisogno quasi infantile di sentirsi apprezzati dalla propria panchina, che esulta infatti all’unisono e con i medesimi gesti, come se il giocatore e la panchina fossero un’unica persona: evidentemente questi rituali spontanei alimentano nel giocatore la fiducia in se stesso. Sono i miracoli della dimensione ludica.




