
CENTO ANNI FA LA SVOLTA E LO SCHIAFFO A DE COUBERTIN
di Carlo Santi
Cento anni fa, nel 1926, una mossa politica ha aperto le porte olimpiche alle donne. Con una mediazione, una trattativa per evitare che l’Olimpiade femminile organizzata da Alice Milliat già nel 1922 e poi in quell’anno diventasse grande, ha permesso di inserire per la prima volta cinque gare femminili nel programma dell’atletica ai Giochi di Amsterdam 1928.

Alice Milliat contro il barone Pierre de Coubertin in una partita giocata in casa – bretone la prima, parigino il barone – per aprire le porte dell’olimpismo alle donne. Quelle porte le aveva sbarrate proprio colui che aveva fatto rinascere i Giochi ad Atene nel 1896. Il barone a tal proposito metteva in chiaro le sue idee e lo faceva sulla rivista del Comitato internazionale olimpico, Revue Olympique. de Coubertin scriveva, già nel 1912 alla vigilia delle Olimpiadi di Stoccolma questo testo: «Riteniamo che i Giochi olimpici debbano essere riservati agli uomini… forse che domani ci saranno delle corritrici o delle giocatrici di football? Questi sport praticati dalle donne costituirebbero uno spettacolo raccomandabile davanti alle folle che un’Olimpiade riesce a riunire? Riteniamo che non si possa pretendere una simile cosa».
Per chiarire meglio il suo pensiero, de Coubertin andava oltre e sempre sull’organo del Cio del 12 luglio 1912 aggiungeva che riteneva l’attività sportiva femminile «non pratica, non interessante, inestetica, scorretta, tale sarà secondo noi questa mezza Olimpiade femminile. Non è questa la nostra concezione dei Giochi olimpici nei quali riteniamo che si cerchi l’esaltazione di questa formula: l’esaltazione solenne e periodica dell’atletica leggera maschile, che ha come base l’internazionalismo, l’onestà come mezzo, l’arte come ambito e l’applauso femminile come ricompensa».
Questa provocazione del barone de Coubertin aveva scatenato Alice Milliat. La bretone, che guidava le società sportive femminili francesi, era sostenuta da un grande movimento rosa non solo in Francia ma in tutta Europa. Lei chiedeva che l’atletica fosse ammessa ai Giochi ma il rifiuto fu secco, sia da de Coubertin che dal rappresentante del comitato olimpico degli Stati Uniti, James Sullivan. Fondata la Federazione delle società femminili sportive francesi, Alice Milliat, che era una sportiva attiva, nuoto e canottaggio (si allenava sulla Senna) le sue discipline, ma anche dirigente lungimirante, ha pensato a un’Olimpiade al femminile per rispondere al no del barone.

Alice era innamorata dello sport ma era soprattutto animata dal portare avanti la battaglia per l’emancipazione e i diritti femminili. Lasciata la natia Nantese, Alice Million – questo il nome da nubile – si era trasferita in Inghilterra come istitutrice e lì ha conosciuto Joseph Milliat, anche lui francese, che è diventato suo marito, ma poi morto quattro anni dopo. Alice, che ha mantenuto il cognome Milliat, non si è risposata mai più ed è morta a Parigi il 19 maggio 1957.
La dirigente ha scelto proprio Parigi, la casa del fondatore dei Giochi, e ha pensato di organizzare nella Ville Lumière la sua competizione con cadenza quadriennale partendo dal 1922. Il nome? Jeux Olympiques Féminins.
L’anno precedente, il 1921, aveva visto una bella iniziativa di Alice e di Camille Blanc, che era direttore dell’International Sporting Club de Monaco: nei giardini del Casinò di Montecarlo si sono svolti i primi Giochi Femminili Internazionali. Era la risposta al Cio che aveva nuovamente respinto la richiesta di gare femminili alle Olimpiadi di Parigi 1924. Appendice olimpica, potremmo definirla quella manifestazione, che ha visto la partecipazione di 77 atlete di Francia, Italia, Svizzera, Regno Unito e Norvegia in gara dal 24 al 31 marzo. Le gare? Corsa, staffetta, ostacoli, salto in alto, salto in lungo, lancio del giavellotto e del peso ma anche una partita di basket tra Inghilterra e Femina Sport con il successo per 8-7 delle cestiste inglesi. L’evento si è ripetuto nei due anni successivi, sempre a Montecarlo.
Era, quello, il germoglio delle Olimpiadi al femminile la cui prima edizione, sulla spinta di Alice Milliat, si è svolta nel 1922. Parigi è stata scelta per l’esordio di questi Giochi anche per dare uno schiaffo al barone de Coubertin. Il 20 agosto allo Stadio Pershing nel Bois de Vincennes c’erano ventimila spettatori per assistere alle gare che hanno visto protagoniste atlete di Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera, Cecoslovacchia e Francia. Quell’Olimpiade delle donne è durata quattro giorni, dal 20 al 23 agosto 1922 e pure se il Cio ha voltato le spalle all’evento non riconoscendolo, la portata mediatica è stata enorme.
L’entusiasmo della prima edizione ha dato una notevole carica alla Milliat che si è subito messa al lavoro che organizzare la seconda tappa delle “sue” Olimpiadi che si sono svolte cento anni fa, nel 1926 a Göteborg con le gare disputate allo Slottsskogsvalle dal 27 al 29 agosto. La scelta di Göteborg è avvenuta in omaggio alla Svezia e ai Paesi Scandinavi che, insieme agli anglosassoni, avevano dato una grande spinta allo sport femminile. Le successive tappe di queste Olimpiadi, diventate nel frattempo Giochi mondiali, hanno toccato Praga nel 1930 e Londra nel 1934. Si gareggiava quindi ogni quattro anni come i Giochi “maschili”, ma nell’altro biennio.
Eccoci al 1926. Cento anni fa, nella seconda edizione delle Olimpiadi femminili hanno preso parte cento atlete provenienti da nove Paesi: Belgio, Cecoslovacchia, Francia, Regno Unito, Lettonia, Polonia, Svezia, Svizzera e Giappone. Il programma prevedeva 12 specialità dell’atletica leggera, precedute dalla cerimonia di apertura durante la quale ha tenuto un discorso Mary von Sydow, moglie dell’ex Ministro di Stato della Svezia e governatore della provincia di Göteborg, e Bohus Oscar von Sydow.
Tra le protagoniste olimpiche la francese Marguerite Radideau che si è aggiudicata le gare dei 60 metri con 7.8, delle 100 yards con 11.8, terza nei 250 metri con 35.4 con il successo della britannica Eileen Edwards in 33.4 (prima anche con la 4×110 yards), la statunitense Ludmila Sychrová ha vinto la prova delle 100 yards ostacoli con 14.4. Si è svolta anche una prova di marcia sulla distanza dei 1000 metri vinta dall’inglese Daisy Crossley con 5:10.0 davanti alla francese Albertine Regel (5:12.4), uniche due partecipanti. La francese Hélène Bons si è aggiudicata la prova del salto in alto con 1.50 e la cecoslovacca Maria Vidlaková la prova del lancio del peso a due mani con 19.54 mentre la svedese Anne-Lisa Adelsköld quella del lancio del giavellotto sempre a due mani con 49.15. La giapponese Kinue Hitomi, unica atleta del suo Paese, ha conquistato due medaglie d’oro nel salto in lungo (5.50) e nel salto in lungo da fermo (2.49), una medaglia d’argento nel lancio del disco (33.62), una medaglia di bronzo nelle 100 yards (12.0), un quinto posto nei 600 metri piani e un sesto posto nei 250 metri.
Era chiaro che fosse arrivato il tempo di ammettere lo sport al femminile alle Olimpiadi e questo il barone de Coubertin, accusato da più parti di misoginia, lo aveva compreso pur non ammettendolo. Temeva che i Giochi organizzati da Alice Milliat potessero minacciare la sua creatura e ha cercato allora un accordo. Che ha fatto gestire allo svedese Sigfrid Edstrom, il presidente della Federazione internazionale di atletica (Iaaf). Edstrom, che è stato Presidente del Comitato Olimpico Internazionale dal 1946 al 1952, è stato uno degli organizzatori delle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 e il 17 luglio di quell’anno, tre giorni dopo la conclusione dei Giochi, nella Capitale svedese ha partecipato alla fondazione della Iaaf della quale è divenuto il primo presidente, carica mantenuta fino al 1946 quando gli è succeduto David Burghley. La moglie di Edstrom, Ruth Miriam Randall Edström, è stata un’attivista per i diritti delle donne.
Fermare la fuga in avanti delle Olimpiadi femminili, trovare una mediazione. Il dirigente svedese ha proposto alla Milliat di eliminare il termine “olimpici” seguiva la parola Giochi della sua creatura. In cambio ci sarebbe stata un’apertura femminile alle Olimpiadi del 1928 di Amsterdam con la partecipazione di alcune gare per le donne nel programma dell’atletica. Una vittoria anche se delle undici prove chieste dalla Milliat ne sono state approvate solo cinque (100 metri, 800 metri, 4×100 metri, alto e disco). Era la prima volta ai Giochi, importante e determinante come la Coca Cola è stata, proprio in quel 1928 ad Amsterdam, il primo sponsor olimpico.
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