
di Romano Mattè – Redazione Nazionale Panathlon G. Brera UniVr
La debole speranza di salvezza che l’Hellas aveva tenuto accesa alimentata dalla sorprendente positiva prestazione di Bologna si è miseramente spenta dopo pochi minuti in avvio del match contro il Genoa quando un diagonale fuori misura (Akpa-Akpro dalla destra) ha scheggiato l’incrocio dei pali alla destra di Biglow. Lì è finito il sogno-salvezza; andando in vantaggio tutto forse sarebbe cambiato. Ma tutto era deciso da tempo anche se la speranza – come era accaduto negli anni precedenti- poteva concedere all’Hellas un’ultima pallida chance.
L’organico di questo Hellas presenta evidenti profondi limiti e controindicazioni tecnico-tattiche. Si gioca prevalentemente di costruzione lunga (o lancio-assist) -Montipò è il primo play- a scavalcare la terra di mezzo ma in avanti manca quella punta centrale fisica, potente, abile nelle finalizzazioni acrobatiche, sulle sponde aeree, su cui gli avversari debbono andare ad azzannare e mordere le seconde palle (notevole dispendio psico-energetico!) capace di inchiodare palla per consentire la risalita della squadra e di dare senso tattico compiuto a tutta la manovra avvolgente sugli esterni, nonché abile nell’arretrare aprendo spazi per gli interni e per gli esterni alti al taglio a chiudere.
Il giovane scozzese Bowie è una potenziale buona punta centrale ma non ha tutte quelle caratteristiche che il ruolo di una punta centrale di spessore deve possedere. Quasi tutti i duelli aerei sul rilancio sono vinti dai difensori avversari e sulle seconde palle dovrebbero andare gli interni dell’Hellas che non hanno queste caratteristiche: l’unico vero incontrista-cursore capace di mordere e affondare in verticale con palla o senza è Serdar, che purtroppo è venuto a mancare per un grave infortunio. Tutti i vari interni disponibili e arruolabili non hanno le caratteristiche per pressare, mordere, azzannare per recuperare palla e affondare. Non avendo interdizione aerea offensiva l’Hellas deve muoversi palla a terra rimanendo sempre corto verticalmente per poter innescare al meglio i propri attaccanti (soprattutto Orban). Ma questo richiede un alto tasso tecnico che purtroppo non è nelle corde degli interni.
Questo Hellas accusa vari record negativi: è la squadra che ha subito più reti sui colpi di testa (ben 12!), che ha fatto più falli e che ha la peggiore difesa (ben 51 le reti subite in 29 gare) quando è noto che i campionati si vincono e a maggior ragione ratificano la salvezza con le migliori difese. Ma vi è ancora un altro aspetto negativo passato sottotraccia. Alla ventinovesima giornata del torneo il bilancio fatto da un noto reporter de L’Arena (A.D.) evidenzia un altro dato fallimentare di questa stagione per certi aspetti anche sfortunata: ben 110 partite saltate complessivamente per infortuni. Ben 21 giocatori hanno accusato guai fisici alcuni con ricadute: Akpa Akpro, giocatore importante in questo contesto, ha saltato ben 11 partite. Tutti questi rilievi tecnico-tattici, tutte queste oggettive contraddizioni oltre a una condizione fisico-atletica a corrente alternata hanno prodotto questa situazione terribilmente negativa che parte però da lontano. Ora non resta che una sola cosa da fare e che deve essere fatta prima di chiudere il torneo con dignità: i giocatori tutti e lo staff tecnico lo debbono ai tifosi della città e in fine anche a sé stessi.




