di Paolo Avezzù – Redazione Nazionale Panathlon Rovigo
Serata ovale al Panathlon club di Rovigo all’hotel Cristallo giovedì 9 aprile scorso. Prima della conviviale assemblea dei soci, con il passaggio di consegne della past president Pia Poliero al neo presidente Lello Salvan.Contestualmente lo stesso Salvan ha conferito l’incarico di segretario a Raffaello Franco. Diversi i punti all’ordine del giorno, dalla quota annuale per i soci, alle agevolazioni decise per l’ingresso di Under 35, polesani residenti fuori provincia, ed over 80. Si punta all’ulteriore allargamento del club, l’ingresso di sette nuovi soci lo testimonia. Sette le conviviali previste, la prossima il 14 maggio sul baseball con un collegamento dagli Stati Uniti, il 18 giugno con ospite Giacomo Santini, già presidente del Panathlon International e storico giornalista di ciclismo, e non solo.
Conviviale dal titolo “La forza dell’Italrugby nel torneo del 6 Nazioni 2026” con ospiti Alessandro Moscardi e Pippo Frati, commentatori SKY, ma con un legame indissolubile con Rovigo. Il primo è cresciuto proprio con la maglia rossoblù, prima spiccare il volo verso il Benetton e la Nazionale, il secondo è stato allenatore della Rugby Rovigo Delta raggiungendo due finali scudetto ed una finale Coppa Italia (purtroppo la fortuna non gli ha sorriso).
Al tavolo dei relatori, oltre al presidente del Panathlon di Rovigo, Lello Salvan, la past president Pia Poliero, ed il vice presidente Nino Rossi, in rappresentanza delle istituzioni il vice sindaco ed assessore allo Sport Andrea Bimbatti, il delegato provinciale del Coni Lucio Taschin, ed il giornalista de Il Gazzettino Ivan Malfatto che ha moderato la serata. Tra gli ospiti presenti anche il patron della FemiCz Rovigo campione d’Italia, Francesco Zambelli, presidente del Comitato regionale Veneto della Fir Vittorio Raccamari, l’ex rossoblù Alberto Moscardi, ed il tre-quarti centro della FemiCz Rovigo, il figlio d’arte Matteo Moscardi, rispettivamente fratello e nipote di Alessandro.
La serata di giovedì 9 aprile, come detto, ha visto l’ingresso di sette nuovi soci nel service di Rovigo, molti sono volti noti del mondo dello sport. Antonio Zambelli, Amministratore delegato e Direttore generale della FemiCz Spa, ha praticato diversi sport, tra cui nuoto, calcio, sci, pallavolo, tennis e, dal 2023, ha conseguito l’abilitazione al golf; ma, inevitabilmente, il suo nome è legato al rugby. Tra i 50 soci fondatori della Rugby Rovigo Delta nella stagione 2010-2011, ha ricoperto anche il ruolo di Amministratore delegato e consigliere operativo. Consigliere generale di Confindustria Veneto Est, dal 2024 è Consigliere nazionale di Federmeccanica.
Filippo Boraso, dirigente d’azienda (Hera), laureato in Ingegneria civile, ha legato il suo percorso sportivo al rugby: dall’età di 8 anni alla Monti fino alla prima squadra della Rugby Rovigo, fino al 2004, con una parentesi al Cus Ferrara, e con il termine della carriera a Villadose, di cui divenne anche presidente dal 2012 al 2014. Ad oggi fa parte del direttivo della Monti Rugby Rovigo Junior ed è consigliere del Comitato regionale veneto della FIR.
Romeo Savioli, ingegnere in pensione, in gioventù ha praticato tennis, calcio e bicicletta; poi è stato escursionista e praticante di orienteering; attualmente gioca a golf.
Claudia Maragno, medico odontoiatra, pratica tennis e nuoto ed è socia del Rotary Club Rovigo dal 2023.
Andrea Marzolla, dirigente d’azienda, è giocatore di golf nel club di Rovigo e a Ferrara da 12 anni, ed è stato dirigente accompagnatore della Monti Rugby Rovigo Junior per 8 anni.
Michela Zanoli, con un passato nel basket con il Don Bosco e con il Mirandola in Serie B (con anche uno spareggio per accedere alla Serie A), è la presidente del Club Aldo Milani, che ha ricevuto dalla FIR il riconoscimento per 40 anni di attività nel mondo del rugby.
Renzo Ongaro, ufficiale dell’Esercito Italiano in quiescenza, è stato campione provinciale di tennis tavolo tra il 1962 e il 1964, partecipando anche ai campionati nazionali. Tennista amatoriale, componente della squadra di Serie D tra il 1980 e il 1990, è stato campione provinciale interforze di tennis nel 1989. Ha avuto anche un passato da calciatore tra San Pio X, Due Torri Rovigo e Canaro.
È stato responsabile per la provincia di Rovigo del Concorso Esercito–Scuola, in collaborazione con il Provveditorato agli Studi di Rovigo e la FIDAL (attività svolta a cavallo degli anni 1970/80 per più annate). Responsabile per le attività concorsuali fornite in provincia di Rovigo dalle Forze Armate (Caserma Silvestri) per manifestazioni sportive varie, quali Trofeo Milani di rugby, campionati di corsa campestre, gare di pattinaggio e manifestazioni ciclistiche, soprattutto a favore del Veloclub Mantovani, con Orlando Patrese.
Ha ricevuto un riconoscimento da parte del Comune di Rovigo per le attività di carattere umanitario svolte durante la permanenza a Mostar (Bosnia-Erzegovina) negli anni 2006/2007, quale comandante del settore logistico del contingente italiano (NSE). È stato anche consigliere comunale di Rovigo tra il 2010 e il 2014 ed è Cavaliere della Repubblica Italiana dal 2011
Proprio in apertura di serata il patron Zambelli ha voluto complimentarsi con Pippo Frati (ora tecnico a Parma, dopo le esperienze di Viadana e Milano), ha ripercorso la sfortunata finale dei veleni del 2014 persa a Calvisano, quella del 2015 persa a Rovigo. Il tecnico esonerato da primo in classifica la stagione seguente, ha visto dalla tribuna trionfare i Bersaglieri nel maggio del 2016. Pippo Frati ha voluto ringraziare il presidente e la famiglia Zambelli per tutto quello che ha fatto, un abbraccio al centro della sala del Cristallo, che vale molto di più di mille parole. “Se nel 2015 De Rossi fosse rimasto al fianco di Frati, quello scudetto lo avremmo vinto – ha chiosato Zambelli – l’esonero non dipese da me: se fosse rimasto ed avesse vinto, avremmo dovuto riconfermarlo”.
Tra le curiosità emerse durante la serata, proprio Lello Salvan fu allenatore di Sandro Moscardi, nella prima partita ufficiale di una nazionale italiana al vecchio stadio dell’Arms Park di Cardiff nel 1985. L’ex capitano azzurro, la cui carriera è arcinota (è stato anche dirigente, ha raccontato i suoi inizi in Sky “È stato quasi casuale: avevo smesso di giocare da poco, Antonio Raimondi mi chiese se mi interessava provare. È un’esperienza che considero una passione e non il mio vero lavoro (di professione è architetto, ndr)”.
“Devo ringraziare Andrea De Rossi perché mi ha fatto una delle sue. Era Ferragosto – racconta Pippo Frati – di cinque o sei anni fa: trovò una scusa per non andare e diede il mio numero a Pierantozzi. Mi chiamò mentre ero in vacanza con la famiglia a Sestri Levante, quindi abbastanza comodo per raggiungere Milano. Il giorno dopo c’era da commentare Sudafrica-Argentina e Andrea aveva avuto un contrattempo. Era Ferragosto, ma non potevo dire di no: la vedevo come un’occasione per entrare in questo mondo”.
Il miglior Sei Nazioni di sempre
Entrando nel merito del Sei Nazioni 2026, Frati è netto:
“Parlando del Sei Nazioni dell’Italia, sono d’accordissimo sul fatto che sia stato il migliore di tutti. Penso che la cosa che mi abbia stupito di più sia stata la tenuta fisica degli azzurri. È qualcosa da collegare al nuovo corso portato da Gonzalo Quesada: nella storica vittoria con l’Inghilterra, negli ultimi 20 minuti l’Italia è stata in grado di fare la differenza. In tutte le partite si è giocata fino alla fine”.
L’effetto Quesada secondo Moscardi
Anche Moscardi si è soffermato sul lavoro del ct Gonzalo Quesada:
“Dal primo giorno si è dimostrato un grandissimo professionista, cercando subito il dialogo nella lingua del Paese in cui andava a lavorare. Questo ha fatto una grande differenza sull’impatto con il gruppo. È un allenatore amato, con grande empatia, meticoloso nella preparazione”.
Poi l’analisi tecnica:
“Il suo grande merito è stato trasmettere ai ragazzi la capacità di giocare le partite. L’Italia prima di lui esprimeva anche un bel gioco, ma lo faceva allo stesso modo in ogni zona del campo. Quesada ha portato rispetto del campo, soprattutto della propria metà: ha introdotto un’idea chiara, il calcio di spostamento e il gioco di mischia. Questo aumenta consapevolezza e fiducia, e alla fine i risultati fanno il giudizio”.
E ancora:
“Al di là dell’aspetto tattico, ci sono due fattori fondamentali: è una persona estremamente intelligente e ha una capacità di empatia che lo rende incisivo nel rapporto con il giocatore”.
Accademie e formazione: il nodo del sistema
Frati ha poi acceso il focus sulla formazione:
“Guardando i nomi dei giocatori della nazionale, è innegabile che sia stato fatto un buon lavoro con le accademie: oltre il 70% dei ragazzi ha fatto quel percorso. Quest’anno è stato ripristinato, dopo che si era perso con la presidenza Innocenti”.
Ma non mancano le criticità:
“Il grande limite dell’Accademia Nazionale è che non dà il necessario tempo di gioco. I ragazzi hanno disputato solo quattro partite di Coppa Italia tra ottobre e novembre, contro seconde squadre: non è un livello di competitività che può prepararti davvero per il Sei Nazioni U20”.
E conclude:
“Non è un caso che la squadra sia cresciuta durante il torneo U20: sono partiti male con la Scozia e sono migliorati semplicemente giocando. L’Accademia deve trovare la quadra sui minuti di gioco”.
Alto livello e base: il confronto
Il dibattito si è poi spostato sul tema dell’alto livello, particolarmente sentito a Rovigo.
Zambelli ha espresso preoccupazione:
“Le distanze tra alto livello e basso livello non durano granché: prima o poi questa distanza creerà una rottura. Io ho interpretato la mia cultura, quella che ha portato dei successi”.
La replica di Moscardi è articolata e profonda:
“L’alto livello non è necessariamente giocare in Coppa o in un certo campionato: è un concetto più semplice. Se mi alleno per una maratona avrò una resistenza diversa rispetto a chi corre cinque minuti. È una questione di causa-effetto: più sono allenato, più sono performante”.
Poi il passaggio chiave:
“L’alto livello senza la base non può esistere. È imprescindibile: non tutti nascono campioni, serve ogni scalino. Per fare una grande costruzione servono tanti mattoni, e senza quelli sotto non stai in piedi”.
Infine la sintesi:
“Sono tutti pezzi di un puzzle che, costruiti insieme, fanno crescere il movimento. Quello che fanno i club è fondamentale: è la pietra miliare. Più grande è la base, più puoi salire. È così in tutti gli sport”.
A portare il saluto delle istituzioni è stato il vicesindaco e assessore allo Sport di Rovigo, Andrea Bimbatti, che ha ribadito il valore del rugby per la città: “Noi come amministrazione sappiamo bene quello che rappresenta il rugby, e non solo noi: credo tutta la città, nel suo percorso, sia consapevole di quanto sia importante questo supporto per Rovigo. Il presidente Zambelli solleva spesso osservazioni critiche sul sistema, e probabilmente ha anche delle ragioni fondate.
Certo è che condivido quanto detto questa sera: senza territorio non esiste nulla di superiore. Non esiste in politica, non esiste nello sport, non esiste nelle aziende. La base è fondamentale. Il calcio, che ho definito non solo uno sport ma un’azienda, ci ha dimostrato che senza i campi di paese e le polisportive, dove si formano prima le persone e poi i giocatori, non c’è futuro. E purtroppo la realtà italiana lo ha dimostrato”.
Bimbatti ha poi sottolineato il ruolo centrale di Rovigo nel panorama rugbistico nazionale:
“Credo che l’attenzione degli ultimi anni nei confronti della nostra città sia stata importante. Rovigo è una città che vive di eventi, e quello della famiglia Zambelli è un valore per tutto il territorio. Lo abbiamo detto anche in passato: senza il rugby a Rovigo, mi dispiace dirlo, il rugby in Italia non esisterebbe. Si può vivere un campionato a Padova, a Treviso o altrove, ma l’aria che si respira qui non si trova da nessun’altra parte. Togliere il rugby a Rovigo significa togliere il rugby al sistema Italia”.
Infine, uno sguardo al futuro tra risultati sportivi e investimenti:
“La nazionale ci sta dando soddisfazioni enormi: significa che il lavoro paga. Come città vogliamo cogliere questi segnali positivi. Sono previsti investimenti importanti, a partire dallo stadio, e stiamo lavorando con la federazione per ulteriori progetti. Lo sport, oltre al valore agonistico, ha un impatto economico fondamentale per il territorio. Il rugby è la nostra bandiera nel mondo e dobbiamo valorizzarlo sempre di più. Ringrazio il presidente per questa serata e tutti gli ospiti: persone che hanno scritto pagine importanti del rugby italiano”.
La serata si è conclusa con la consegna di due doni speciali per Sandro Moscardi e Pippo Frati, il presidente Lello Salvan ha consegnato due formelle in cristallo personalizzate.
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