Sono molto diffuse le critiche sulla ‘francesità’ della rappresentativa di Didier Deschmaps per l’origine africana di gran parte dei giocatori.


di Ludovico Malorgio – Redazione Nazionale Panathlon Lecce
Fra qualche giorno avrà inizio la 23^ edizione del Campionato mondiale di calcio 2026 che si svolgerà in tre nazioni, Canada, Messico e Stati Uniti d’America. Il campionato inizierà l’11 giugno e si concluderà il 19 luglio prossimi. Il torneo sarà ospitato da più di un Paese per la seconda volta dopo l’edizione del 2002, che si svolse in Giappone e Corea. Il Messico ospiterà per la terza volta il campionato mondiale di calcio, per gli Stati Uniti d’America sarà invece la seconda volta (dopo il 1994), mentre per il Canada costituirà la prima volta in assoluto. Tutte e tre le nazionali sono state qualificate di diritto al torneo. Il numero dei partecipanti è stato esteso da 32 a 48 squadre che sono state suddivise in 12 gruppi di quattro ciascuno.
NO ITALIA – Per la terza volta consecutiva al Campionato del mondo non ci sarà l’Italia che ha clamorosamente fallito la qualificazione. Un dato vergognoso vieppiù per una Nazionale che vanta una storia straordinaria. E’ tra le nazionali di calcio più titolate del mondo: ha vinto 4 campionati mondiali (Italia 1934, Francia 1938, Spagna 1982 e Germania 2006), risultando seconda dopo il Brasile e a pari merito con la Germania, 2 campionati europei (Italia 1968 ed Europa 2020) e un torneo olimpico (Berlino 1936). Da aggiungere che l’Italia é l’unica nazionale medagliata in tutte le competizioni ufficiali organizzate da FIFA e UEFA per le nazionali maggiori, avendo ottenuto due secondi posti (Messico 1970 e Stati Uniti 1994) e un terzo posto (Italia 1990) al mondiale, due secondi posti all’europeo (Belgio-Paesi Bassi 2000 e Polonia-Ucraina 2012) ed altri piazzamenti di prestigio in tornei e coppe Uefa e Fifa.

FRANCIA ‘MULTINAZIONALE’- Esiste da tempo un acceso dibattito sulla composizione della ‘Nazionale’ francese, sull’identità nazionale dei ‘Bleus’. Al contrario della gran parte delle rappresentative degli altri Paesi, la Francia ha sempre espresso una rappresentativa ‘mista’ di elementi francesi e di calciatori di diverse etnie, in gran parte con radici africane, che riflettono la sua storia coloniale ed i flussi migratori da cui è stata sempre interessata. La rappresentativa di Didier Deschamps, che scenderà in campo in questo mondiale è una vera e propria ‘multinazionale’. Comprende 26 calciatori, di cui 3 sono nati in altri Paesi: Thuran (Italia), Olise (Inghilterra) Samba (Congo), 3 sono francesi autoctoni, Rabiot, Digne, Risser, gli altri 20 lo sono di seconda generazione, con genitori di altri Paesi, in gran parte africani: Maignan (Guyana francese), Gusto (Portogallo/Martinica), Lucas Hernandez ( Spagna), Theo Hernandez (Spagna), Konaté (Mali), Koundé (Benin), Lacroix (Guadalupe), Saliba (Libano/Camerun), Upamecano (Guinea), Kanté (Mali), Manu Koné (Costa d’Avorio), Tchouaméni (Camerun/Nigeria), Zaïre Emery (Martinica), Akliouche (Algeria), Barcola (Togo), Cherki (Algeria), Dembélé (Senegal/Mauritania), Doué (Costa D’Avorio), Mateta (Congo), Mbappé (Camerun/Algeria). Questa ‘nazionale’ così composita, quindi, genera legittimi dubbi sulla scarsa rappresentatività del Paese, della sua tradizione umana e sportiva e del senso di appartenenza dei ‘bleus’.

LE RAGIONI – Tutto questo ha scatenato dibattiti sulla ‘francesità’ della rappresentativa ‘bleus’. Queste critiche, riguardanti le origini africane di gran parte dei giocatori, sono state spesso percepite come razzismo. In risposta si è argomentato che la presenza di tanti ‘africani’ si spiega con l’organizzazione della federazione calcistica francese, tra le migliori al mondo, che permette ai ragazzi più poveri, tra questi i figli di immigrati, di frequentare centri di formazione calcistica, club dilettantistici giovanili che producono una quantità ingente di talenti in grado di eccellere ed affermarsi a alti livelli. Tutto questo è la naturale conseguenza del rapporto che la Francia ha continuato ad avere con le sue ex colonie. Non a caso è accusata di sfruttare quei Paesi e di ‘rubare’ talenti calcistici al continente che le consentono di mantenersi ‘grande’.
LA ‘GRANDEUR’ – E’ nota la ‘grandeur’ che anima il popolo francese. E’ una specie di sindrome, una paranoia collettiva, che trae sicuramente origine dalla storia del Paese, che in vari momenti, dal Medio Evo in poi ha esercitato una supremazia in Europa culminata con la Rivoluzione del 1789, che consentì alla Repubblica di proclamarsi “Grande Nation”, poi esaltata ancor dalle imprese di Napoleone in Europa. La storia, quindi, ha radicato nei francesi il concetto di essere ‘grandi’, i migliori di tutti, e questo li rende particolarmente attrattivi anche nel calcio in cui la Francia è riuscita a crearsi la fama di grande potenza, con 2 vittorie ‘mondiali’ (in casa nel 1998 e in Russia nel 2018) e 3 tre podi (una volta 2^ e due volte 3^ dietro a Brasile, Germania, Italia e Argentina). Insieme con l’Uruguay è la quarta nazione nella storia di questa competizione dietro Brasile (5), Italia e Germania(4), Argentina (3).
IL PASSATO – La Francia ha sempre schierato giocatori originari di altri Paesi. Appartenevano a famiglie provenienti da Italia (Platini), Spagna (Miguel Fernandez), Polonia (Kopa), Armenia (Djorkaef) e Portogallo (Pires). Negli anni ‘90 la nazionale francese ha ottenuto grandi risultati a livello mondiale ed europeo schierando i giocatori di origine africana: Zinédine Zidane e Karim Benzema (Algeria), Lilian Thuram, William Gallas, Sylvain Wiltord (Guadalupa e Martinica) e Thierry Henry (Antille) Florent Malouda (Guyana francese) Patrick Vieira (Senegal). Per questo motivo è ritenuta un esempio di convivenza tra etnie diverse, ma questa particolare condizione, alla metà degli anni ’90, causò le rimostranze dei settori più nazionalisti della società e della politica per la scarsa presenza di elementi francesi nella formazione ‘bleus’. La vittoria del ‘Mondiale’ del 1998’ contro il Brasile fu considerata la risposta a quelle accuse in quanto nella formazione ‘bleu’ 8 giocatori su 11 erano di pelle bianca.
IL FENOMENO – Per dovere di verità bisogna aggiungere che questo fenomeno è molto diffuso, sono infatti 289 i calciatori che al ‘mondiale’ giocheranno con le ‘nazionali’ di Paesi diversi da quelli in cui sono nati. La Germania, per fare un esempio, oltre a 6 calciatori tedeschi di seconda generazione (Serdar Tasci e Mesut Özil, originari della Turchia, Mario Gomez (Spagna), Jerome Boateng (Ghana), Sami Khedira (Tunisia), Dennis Aogo (padre nigeriano), schiererà 5 elementi nati altrove e naturalizzati tedeschi: Miroslav Klose, Lukas Podolski, Piotr Trochowski (nati in Polonia), Marko Marin ( Bosnia), Cacau (Brasile). Per concludere si può dire che la Francia sia stata l’apripista, ma il fenomeno è ormai inarrestabile, in futuro vedremo rappresentative ‘nazionali’ di calcio sempre più multietniche e multiculturali.




