

di Angelo Porcaro – Redazione Nazionale Panathlon Pavia
“Le immagini della premiazione di Sinner a Wimbledon mostrano spettatori il cui comportamento e abbigliamento risultano perfettamente consoni alla solennità di uno spettacolo che nulla ha da invidiare al San Carlo di Napoli
Ma perché il dress code si impone a Wimbledon, ad Ascot, alla Henley Regata, al San Carlo e viene contestato al Panathlon?
Eppure al Panathlon il dress code non è una ostentazione di potere o di disuguaglianza sociale ma solo appartenenza ad uno sport onesto, senza doping e senza furberie.
In questo caso, l’abbigliamento non serve a ostentare potere, ricchezza o divisioni sociali. Al contrario, diventa il simbolo visivo di un patto etico e di una comunità di valori legati al fair play, alla lotta al doping e all’onestà sportiva.
L’importanza cruciale di questo dress code sta dunque nello scopo e poichè il codice serve a includere e proteggere un valore etico universale (come l’onestà nello sport), anche le nuove generazioni dovrebbero rispettarlo.
Il rifiuto dei giovani potrebbe giustificarsi solo se il vestito diventasse una scatola vuota indice di un cospicuo conto in banca o la pretesa appartenenza ad un certo ceto sociale.
Insomma il dress code, in pratica il codice di abbigliamento, è, secondo me, il linguaggio silenzioso fondamentale per comunicare rispetto verso gli altri ed esprimere l’appartenenza a un gruppo o a un contesto specifico. Seguire un codice di abbigliamento non significa omologarsi, ma dimostrare di aver compreso la natura e la formalità della situazione in cui ci si trova.
In tutto questo una curiosità: sempre al Panathlon si nota spesso una maggiore precisione e rigore da parte delle donne nel rispettare il dress code rispetto alla controparte maschile.
Gli uomini, specialmente nei contesti poco solenni, tendono a scivolare più facilmente verso il casual (togliere la cravatta, sbottonare la camicia, scegliere giacche sportive al posto del completo formale) confondendo l’atmosfera amichevole dell’associazione con una totale libertà di abbigliamento.
Adeguarsi al codice visivo per una donna significa onorare il patto etico dell’associazione mentre gli uomini, a volte, tendono a considerare la formalità (come la cravatta o la giacca d’ordinanza) come un fastidio burocratico da allentare non appena possibile.
In sintesi il messaggio di decoro, eleganza e rispetto che si osserva negli eventi sportivi d’élite, come a Wimbledon, non deve restare confinato nei campi da gioco, ma deve venire ereditato, codificato e diffuso capillarmente nella società civile grazie a istituzioni benemerite come il nostro Panathlon.
Questo passaggio dovrebbe rappresentare una vera e propria istituzionalizzazione civile dello spirito sportivo, che si potrebbe trasformare da semplice etichetta estetica a un codice etico universale.




