
Il calcio di Romano Mattè- Redazione Panathlon G.Brera UniVr
Sono soprattutto gli attaccanti i grandi protagonisti di questo Mondiale 2026. In particolare Mbappé, Messi, Haaland e Kane, tutti e quattro protagonisti di spettacolari finalizzazioni ma profondamente diversi tra loro per caratteristiche non solo tecniche ma soprattutto fisiche, tattiche, temperamentali e posizionali.

Mbappé parte da centravanti (nel 2+1 offensivo) ma è tutto tranne che punta centrale. Il francese è un formidabile, frenetico, talentuoso, “atipico d’attacco” che si muove sull’intero fronte offensivo con felina rapidità e grande tecnica, doti che gli consentono di puntare in verticale sia da centrale (dritto per dritto) che da esterno rifinitore-risolutore.

L’argentino Messi per contro non ha un ruolo definito: è l’essenza stessa del calcio, la sua poesia, la sua creatività e la sua imprevedibilità. È un totale, geniale atipico offensivo. Non ha il guizzo istintivo di Mbappé ma lo supera per tecnica e soprattutto per rapidità di lettura situazionale. Mentre Mbappé, essendo un istintivo di colore, declinerà precocemente, la “pulce” sarà (è!) più longevo calcisticamente.
Pochi ricordano l’intelligente iperbole di quel grande “allenatore-innovatore” che è Guardiola: “Il mio centravanti è lo spazio”. Non disponendo in quel momento di una vera punta centrale classica, schierava un “falso nueve”, Messi, catapultando a turno in quel vuoto le seconde linee in proiezione verticale o gli esterni (bassi e alti) al taglio a chiudere.

Con la scoperta del gigante norvegese Haaland (7 reti in 4 gare, segna da 14 partite consecutive dal 23 reti!) la for mula offensiva con il “falso nueve” viene subito abbandonata e Haaland diviene pedina fondamentale di tutte le manovre offensive del City. Il norvegese, con la sua fisicità strutturale dà senso tattico compiuto alla costruzione lunga dalle retrovie (il portiere primo play), all’azione avvolgente sugli esterni (cross, dal fondo largo e dalla tre-quarti laterale), inchioda palla là davanti consentendo alla squadra di prendere campo, di allungarsi in avanti favorendo le proiezioni delle seconde linee in affondo verticale.
Haaland è il sorprendente protagonista di questo Mondiale ed è la vera, classica punta centrale fisica, potente, non agile ma veloce capace di finalizzare (testa-piede) e di fare sponda aerea per i compagni. Non svaria sulle laterali, non rientra in profondità per avviare l’azione tenendo una posizione prevalentemente alta e centrale.

Altro grande protagonista è l’inglese Kane (5 reti in 4 gare) che, partito come punta centrale classica, si è presto evoluto come centravanti- tuttocampista rientrando spesso in profondità per avviare l’azione, per supportare gli interni nella riconquista della palla o nell’avvio del gioco. Né Kane né Haaland hanno la classe assoluta di un Van Basten che è stato il più moderno di tutti nel suo ruolo ma l’inglese, rispetto a Haaland ha la rudezza e 1l carattere di chi ha più dirompente personalità fisica. Il calcio, che è la proiezione ludica di una società in perenne mutazione, evolve in tutti i suoi aspetti tecnici, tattici e fisici. Oggi c’è poco spazio per punte centrali agili, rapide, tendenzialmente di bassa statura; è il tempo invece per un’evidente evoluzione tattica – la riscoperta delle corsie esterne – e la presenza di centravanti veri, potenti, solidi, veloci, i cosiddetti “martelli d’area”.
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