Lo sport non è proprietà della politica

di Sandro Benedetti
C’è una cosa che dovrebbe essere sacra: lo sport appartiene agli sportivi, non ai politici.
E invece, ancora una volta, assistiamo al tentativo di trasformare una vittoria, una medaglia, un atleta in uno strumento per sostenere una tesi politica.
È francamente avvilente.
Quando un atleta italiano sale sul podio, non dovrebbe interessarci da dove arrivino i suoi genitori, quale sia la sua storia familiare, quale sia il colore della sua pelle o quale etichetta possa essere utile a qualcuno per costruirci sopra un post politico.
Dovrebbe interessarci una cosa sola: ha vinto. Ha lavorato. Si è allenato. Ha rappresentato l’Italia.
E prima di utilizzare gli sportivi per sostenere una battaglia politica, sarebbe quantomeno opportuno conoscere i fatti.
Definire “di seconda generazione” atleti i cui genitori sono italiani è già fuorviante. Ma definire “immigrato” un rifugiato politico è altrettanto fuorviante, soprattutto quando a farlo è un senatore della Repubblica di una forza politica che anni fa prometteva di “aprire il Parlamento come una scatola di tonno”.
Ma attenzione: questa non è una questione di destra, sinistra o centro.
È una questione di decenza.
Lo dico a tutti i partiti, a tutti gli schieramenti e a tutti quei politici che, quando vedono un campione italiano vincere, sentono immediatamente il bisogno di appropriarsi di quella vittoria per portare acqua al proprio mulino.
Lasciate in pace gli sportivi.
Lasciate che siano le loro prestazioni a parlare.
Lo sport, con le sue regole, la fatica, il talento, le sconfitte e le vittorie, è spesso un terreno fertile di intelligenza, disciplina, sacrificio e rispetto.
La politica, invece, troppo spesso sembra impegnata in una gara completamente diversa: quella a chi riesce a semplificare di più, dividere di più, strumentalizzare di più.
E allora facciamo una cosa semplice.
Politica da una parte. Sport dall’altra.
Agli sportivi lasciamo le medaglie.
Ai politici lasciamo, se proprio vogliono, i loro post.
Ringrazio il collega Sandro Benedetti per la gentile concessine della pubblicazione dell’articolo. MR




