
È il refrain che sentiamo ripetere ormai da giorni: in Italia non creiamo più calciatori

di Francesco Schillirò Redazione Nazionale Panathlon Napoli
Si dice che nei nostri settori giovanili si faccia troppa tattica, che si insegni troppo presto a occupare gli spazi, a rispettare schemi e consegne, finendo così per soffocare l’estro, la fantasia e l’iniziativa del singolo.
E allora viene spontanea una domanda: perché la nostra Nazionale Under 21, composta da tanti piccoli campioni cresciuti nei nostri vivai, riesce a esprimersi bene? Forse perché è affidata a un tecnico che, senza bisogno di un curriculum altisonante, sa valorizzare ciò che ha a disposizione?
Da vecchio nostalgico del calcio, penso che il problema sia anche un altro: abbiamo perduto la passione, la semplicità, la capacità di adattamento e quella caparbietà che un tempo accompagnavano la crescita di un ragazzo.
Non esistono quasi più le palle di pezza costruite in casa per tirare i primi calci. Non ci sono più gli oratori affollati, dove si imparava spontaneamente a giocare insieme, a fare squadra e ad assaporare il gusto della vittoria e l’amarezza della sconfitta.
Sono scomparse anche le piazze dei paesi trasformate in campi da calcio improvvisati, dove si giocava fino a sera o fino all’arrivo del vigile, che magari sequestrava il pallone e metteva fine alla partita.
È venuta meno, insomma, quella semplicità naturale nella quale il talento poteva nascere e crescere liberamente. Correre, saltare, cadere, rialzarsi, giocare per ore su terreni irregolari contribuiva non soltanto a formare il calciatore, ma anche a costruire il ragazzo e il suo fisico.
Il calciatore “ruspante” ha progressivamente lasciato il posto al calciatore “di batteria”, cresciuto in ambienti organizzati fin dall’infanzia, allenato, studiato, selezionato e incanalato dentro ruoli e schemi.
Sono passati molti lustri e ancora oggi parliamo della grandezza di Diego Armando Maradona. E non è un caso che Dieguito abbia imparato a giocare per strada, tirando i suoi primi calci sui terreni polverosi e sconnessi di Villa Fiorito, alla periferia di Buenos Aires.
Naturalmente il calcio è cambiato e non possiamo pensare di tornare semplicemente indietro. Anche le caratteristiche fisiche dei giocatori sono mutate: calciatori con un baricentro molto basso, capaci di cambi di direzione fulminei e di un dribbling quasi istintivo, sembrano oggi meno frequenti. Ma proprio per questo dovremmo domandarci se, nella ricerca esasperata dell’atleta e del calciatore tatticamente perfetto, non rischiamo talvolta di trascurare fantasia, tecnica individuale e imprevedibilità.
Bisogna allora lavorare con ciò che abbiamo, senza indulgere soltanto nella nostalgia.
Dobbiamo curare maggiormente i nostri vivai, dare fiducia ai giovani italiani, lasciare loro anche la libertà di sbagliare e restituire al calcio quella componente di gioco che ne costituisce l’essenza. Dobbiamo tornare a formare ragazzi capaci non soltanto di eseguire uno schema, ma anche di inventare una giocata.
L’obiettivo deve essere riportare la Nazionale italiana ai fasti di un tempo e riconquistare, nel panorama calcistico mondiale, il posto che la nostra storia ci assegna.
Senza arrivare a dover ripetere amaramente le parole di Dante nel VI canto del Purgatorio:
«Ahi serva Italia, di dolore ostello…»
A chi oggi ha la responsabilità di guidare e rinnovare il nostro calcio va dunque rivolto un augurio di buon lavoro. Non partiamo prevenuti e non diventiamo ostativi prima ancora di vedere i risultati. Diamo tempo, pretendendo però idee, competenza e soprattutto attenzione verso i giovani.
E speriamo di poter vivere ancora nuove “notti magiche”, magari trascinati da un nuovo Totò Schillaci: un altro ragazzo nato calcisticamente nei campetti di periferia, cresciuto con il pallone tra i piedi e animato dalla passione, dalla fame e dalla voglia di riscatto.
Perché il talento può essere allenato e perfezionato, ma prima di tutto deve essere lasciato nascere.
E forse il nostro calcio dovrebbe ricominciare proprio da qui.
Aspera te fortiorem faciunt.
Le difficoltà ti rendono più forte.
foto speziacalcio…com




