Il nuovo presidente federale Giovanni Malagò ha deciso il ritorno al passato dopo aver bocciato la candidatura di Andrea Pirlo proposta da Maldini e Leonardo, che aveva nominato ai vertici del Club Italia.


di Ludovico Malorgio – Redazione Nazionale Panathlon Lecce
Com’era prevedibile, la terza eliminazione consecutiva dell’Italia dal Campionato del Mondo di calcio 2026, ha scatenato uno tsunami tecnico e organizzativo nella Federazione Italiana Gioco Calcio. A seguito delle dimissioni del Commissario Tecnico Gattuso e del presidente Gravina, è stato eletto alla massima carica federale, a larghissima maggioranza, Giovanni Malagò, ex presidente del Coni Nazionale e presidente del Comitato Organizzatore dei XXV Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina tenutisi a febbraio e marzo 2026. La prima incombenza del neo presidente è stata la nomina del Commissario Tecnico della squadra azzurra. Malagò con estrema chiarezza aveva indicato subito Roberto Mancini, ma per giungere ad una scelta condivisa, ha preferito coinvolgere Maldini e Leonardo, da lui stesso nominati Direttore Tecnico e Advisor del nuovo Club Italia. Le strade per giungere ad una decisione comune, si sono subito rivelate poco praticabili, perché la volontà del presidente federale di affidare gli azzurri ad un allenatore esperto come Mancini, cozzava con l’idea, sostenuta da Maldini e Leonardo, di avviare un progetto di lungo periodo con ex compagno milanista Andrea Pirlo, campione del mondo nel 2006. Era parsa evidente una conflittualità tra le parti, ma dopo l’infruttuoso contatto con Pep Guardiola e Carlo Ancelotti è emersa la totale divergenza di vedute tra Malagò, fermo sulla candidatura di Mancini e, sull’altro fronte, Maldini e Leonardo più che mai convinti sostenitori di Andrea Pirlo. L’incompatibilità tra le posizioni, ormai è storia, ha portato alle dimissioni dei due ex milanisti decretando il clamoroso fallimento della prima operazione avviata da Malagò da presidente della Federcalcio!
MALDINI – Un passo indietro. L’ingresso di Paolo Maldini in Federcalcio aveva generato grande entusiasmo. La sua carriera da dirigente al Milan, anche se breve, era prestigiosa e poi era considerata la persona più autorevole in assoluto per avviare una rivoluzione vera nella federazione e nel mondo del calcio italiano. Le dimissioni sue e di Leonardo, dopo solo due settimane dall’incarico, hanno posto degli interrogativi sulle cause che l’hanno generate. La prima risposta è che la candidatura di Pirlo non ha incontrato da subito i favori del presidente e dell’ambiente in cui si è ritrovato ad operare, cioè in una realtà in cui hanno il peso importante le componenti, che hanno determinato l’elezione di Malagò, cioè le società, l’opinione pubblica, la stampa e la politica. La seconda considerazione riguarda la tempistica delle operazioni condotte da Maldini e il suo carattere. Dopo il fallimento dell’operazione Guardiola e Ancelotti, l’ex bandiera del Milan e della Nazionale ha puntato ostinatamente su Andrea Pirlo, certamente ex calciatore di gran classe, ma con breve e non eccelsa carriera di tecnico, pretendendo che la sua indicazione fosse accolta con favore da tutti. Non è accaduto e dopo averne inutilmente difeso la candidatura, la lasciato l’incarico insieme con Leonardo. Con le sue dimissioni, questo bisogna dirlo, sono saltate le speranze di un autentico cambiamento gestionale e strutturale della Federcalcio. E questa è una sua colpa. Sulla decisione di abbandonare il campo, purtroppo, ha fortemente inciso il suo carattere fermo e intransigente.
MALAGO‘ – Quando due ‘litigano’ è sempre difficile attribuire colpe e responsabilità. Maldini ha sbagliato a non accettare una soluzione diversa da quella da lui auspicata. D’altro canto era abbastanza prevedibile che non avrebbero gradito un Commissario tecnico di grande personalità con cui sarebbe stato difficile ‘dialogare’ ed impostare programmi e scelte condivise sul presente e sul futuro della Nazionale. Con Pirlo, questo sarebbe stato quasi fisiologico, considerando l’amicizia e la carica di entusiasmo di un quasi neofita. Purtroppo per i due nuovi dirigenti del Club Italia, il presidente Malagò è stato di diverso avviso ed ha trovato un modo, apparentemente elegante, per bocciare definitivamente la candidatura del loro pupillo; ha preso lo spunto da un contratto di lavoro che legava l’ex capitato azzurro ad una società russa di scommesse ed ha chiuso definitivamente la questione. Ci permettiamo di dire in proposito, che tutto questo ‘baradan’ è stato generato dal comportamento poco accorto di Malagò. Sarebbe bastato, che, prima di tirare dentro la Federazione Maldini e Leonardo, ne avesse colto il parere sulla scelta del CT per regolarsi di conseguenza. Non lo ha fatto ed ha commesso un gravissimo errore di valutazione, imperdonabile per un manager del suo spessore internazionale.
L’ASSIST – Il famoso contratto di sponsorizzazione che legava Pirlo alla società di scommesse russa (dichiarata illegale dopo il 27 luglio scorso), in pratica si è rivelato un fantastico ‘assist’ a Malagò per bocciarne senza appello la candidatura. Ha giocato un ruolo importante l’onda di sdegno del mondo del calcio per l’’insano’ rapporto di Pirlo con una società di scommesse messa all’indice dall’Italia. E’ curioso, per certi versi anche vergognoso, constatare che quello stesso mondo di dirigenti, tecnici e calciatori italiani, non ha alzato un dito o pronunziato parola contro il presidente della Fifa Gianni Infantino, vergognoso protagonista del ‘caso Balogun’, l’attaccante della Nazionale U.S.A espulso e squalificato nei ‘sedicesimi’ di finale contro la Bosnia e da lui riammesso a disputare la gara contro il Belgio dopo una telefonata di Trump.
MANCINI – Dopo la rinuncia ufficiale di Pirlo, Malagò ha avuto campo libero per rilanciare la candidatura del suo amico Roberto Mancini e di nominarlo CT azzurro. Considerando le premesse, la vicenda ha avuto l’epilogo ampiamente scontato, si può dire che tutto il can-can mediatico ha ‘incorniciato’ una trama di cui erano stati già scritti l’inizio e la fine. La conclusione della vicenda ha provocato reazioni e giudizi anche poco lusinghieri, che hanno interessato tuti i protagonisti. Critiche anche forti non hanno risparmiato Giovanni Malagò, da molti ritenuto l’abile tessitore dell’intera vicenda. E’ stato accusato, infatti di avere diretto e orchestrato tutto per giungere alla conclusione che voleva. I giornali sportivi hanno parlato di ‘doppiopesimo ipocrita’ e ‘amichettismo dell’Aniene’. La prima è dovuta al fatto che mentre a Pirlo sono state addebitate e fatte pesare colpe inesistenti (solo apparenti) per il suo rapporto con la società russa di scommesse, che ha pagato facendosi da parte. A Mancini, non solo è stata risparmiata ogni critica e possibile inibizione dovuta all’improvvisa fuga dalla Nazionale per i soldi arabi, ma gli è stata scaltramente spianata la strada. La seconda accusa è riferita alla nota amicizia che lega Malagò e Mancini, fidato compagno di tante sfide sportive. In sostanza si è fatto notare che Malagò ha raggiunto il suo obiettivo con un pizzico di malizia, costringendo milioni di sportivi italiani ad assistere un ‘balletto’ di cui aveva definito i tempi e disegnato le coreografie, allo scopo di dare legittimità alla scelta del nuovo Commissario Tecnico azzurro. Comunque vadano le cose, a nostro avviso, Giovanni Malagò ha sprecato l’occasione di dare una vera svolta tecnica alla Federcalcio puntando su un tecnico nuovo e di grandi prospettive. L’ideale sarebbe stato Silvio Baldini, un allenatore di esperienza, che insegna calcio con passione e trasmette valori ai giovani della sua ‘Under 21’, che sta guidando verso grandi successi.
IL FUTURO – Con questa prima operazione da Presidente non si può dire che Malagò abbia dato esempio operatività trasparente e obiettività nella scelta. Ed è un vero peccato che abbia iniziato con questo mezzo ‘flop’ il suo mandato al vertice della FIGC. C’è da sperare che la scelta di Mancini risulti azzeccata. L’hanno gradita in pochissimi, l’opinione pubblica, le società avrebbero voluto Antonio Conte, ma sul suo nome non c’è stata storia. Vedremo come finirà. “ In 4 anni spero di vincere un trofeo importante, anche due e magari di rimanere dopo” – ha dichiarato testualmente Mancini. Con la nostra Nazionale ai minimi termini può sembrare un proclama alquanto esagerato. Gli auguriamo di riuscirci, un’Italia campione d’Europa o ancora di più, nei prossimi 4 anni, è nei sogni di tutti gli sportivi italiani.


