COS’E’ LA SCONFITTA

Di Alberto Capilupi – Redazione Nazionale Panathlon G. Brera Università di Verona

In occasione dell’interclub tra Rotary club Peschiera e del Garda Veronese, Panathlon Club Del Garda e Panathlon Club Gianni Brera Università di Verona, svoltosi giovedì 26 marzo, abbiamo avuto il piacere di ascoltare il giornalista e scrittore Lorenzo Fabiano, che ci ha guidati attraverso storie sportive intense e autentiche.
Chi è Lorenzo Fabiano:

Lorenzo Fabiano, nato a Verona nel 1966, giornalista e scrittore. Dopo aver collaborato otto anni con il Corriere del Veneto, scrive oggi per L’Arena di Verona e il Quotidiano del Trentino Alto Adige. E’ autore di svariati libri, tra i quali “Thoeni vs Stenmark”, “Il cameriere di Wembley”, “Coppa Davis 1976. Una storia italiana”, “Valanga Azzurra. Innsbruck 1976, “Il duello. Moser contro Fignon, una sfida leggendaria”, “Alberto Tomba e il sogno di cristallo”, “La presa della Bastiglia. Tour de France 1975” e, voglio ricordare uno dei suoi libri più recenti “ Dieci ferite”, dal quale trae spunto per la conferenza di questa sera, in cui ci parlerà del sapore della vittoria e soprattutto della sconfitta. Dico bene? E soprattutto della sconfitta. La parola a Lorenzo.
Prima parte della relazione integrale:
Buonasera. Intanto vi ringrazio, grazie Presidente, grazie Virginia Tortella, grazie a tutti voi per l’accoglienza e per questa serata qui tutti insieme. Stasera di cosa voglio parlare? Stasera voglio parlare di una cosa che nell’immaginario collettivo non ha un valore. E invece un valore ce l’ha, eccome! Parliamo di cosa è la sconfitta, di che cosa rappresenta la sconfitta. Questo perché? Perché credo che, soprattutto per i ragazzi, per i più giovani, questo sia proprio un messaggio da dare. Noi sentiamo sempre usare queste parole dell’inclusione. Sono parole bellissime, però sono quelle scatole che, se dentro se non gli metti qualcosa, rischi che rimangano vuote e allora fanno più danni. Viviamo in una società così competitiva e ipercompetitiva, che tende a escludere piuttosto che includere. E lì c’è quella linea rossa, per niente sottile, che è la differenza che passa tra chi vince e chi perde. In realtà dobbiamo partire da un concetto molto semplice, molto basico. Lo cantavano anche i “The Rokes”:” Non sempre si può vincere, bisogna saper perdere”. Perché se tu non sai perdere, è impossibile che un giorno tu sappia vincere. Magari vincerai, però c’è una differenza tra chi vince e chi perde. Spesso si perde per paura, la paura di sbagliare, di non farcela. Detesto la parola “fallimento”, perché il fallimento in realtà non esiste: è una parola tra l’altro usata anche nel linguaggio manageriale, aziendale, legale. Beh anche lì non si può accomunare un bancarottiere con chi purtroppo ha chiuso l’attività per fattori anche magari contingenti ed estranei alla sua volontà, per cui le cose gli sono andate male. Ci sono sempre delle storie dietro e dentro le storie. Mi riferisco spesso a questa una frase di Vasco Rossi, che ho letto in una sua intervista, quando lui dice:”Beh io nella vita, se devo scegliere, sto sempre dalla parte di chi passa”. Ecco, questo è un libro dedicato a chi passa una brutta giornata. E allora che cosa mi è venuto in mente di fare? Mi è venuto in mente di raccontare 10 sconfitte di 10 campionissimi dello sport, di grandi campioni dello sport degli anni 70, quando io ero un ragazzino e credevo che ancora esistessero gli infallibili supereroi. E quando questi supereroi me li sono visti cadere davanti, ho capito una grande cosa, che è stata una palestra di vita: che in realtà i supereroi non esistono. Anche i grandi campioni sono uomini e donne, come lo siamo noi, con le loro forze e però anche con le loro fragilità e le loro debolezze. E queste sono dieci storie di dieci campioni che, attraverso sconfitte durissime, si sono poi migliorati e sono cresciuti come atleti. E quindi hanno compiuto quel percorso di completezza del loro essere campioni. Ma – cosa più importante – sono anche diventati persone migliori. Questo per dire che purtroppo perdere è un male necessario per riuscire un giorno a saper vincere. Ecco, c’è la frase del Dalai Lama, che io metterei proprio incisa in una targa a ogni ingresso di un centro sportivo. Il Dalai Lama ci dice: “Quando perdi, non perdere la lezione”. Ecco, io vorrei appunto vederla ovunque questa frase. Quando accompagnavo mio figlio a vedere le partite, osservavo a bordo campo certi comportamenti dei genitori che mi facevano inorridire, letteralmente inorridire. Se sei umile poi ti guardi anche dentro e guardandoti dentro devi capire, devi cercare di capire cosa è successo, perché è evidente che è successo qualcosa e che qualcosa non è andato. Ecco, l’umiltà sta nel metabolizzare questo, attraverso la comprensione di quello che non è andato. E secondo me il grande campione fa questo ragionamento, altrimenti non saremmo qui a raccontare questo. Qui ci sono dieci storie, sullo sfondo ci sono gli anni settanta, il libro si chiama “Dieci ferite” perché sono state delle ferite. Poi sai, sei in tenera età, sei un ragazzino, ripeto, credevi nell’infallibilità dei tuoi supereroi, te li vedi cadere e ancora non hai la scorza dell’uomo adulto. Per cui quelle cose lì poi te le porti avanti, te le porti dietro negli anni, ti restano questi frame, questi flashback, questi ricordi di quei momenti lì.




