



di Ludovico Malorgio Redazione Nazionale Panathlon Lecce
“Cari amici grandi e piccini, disertate gli stadi di calcio, abbandonate gli idoli di cartapesta; se volete vedere lo sport vero, invadete le piscine, assaltate i campi di atletica, riempite i palazzetti, imparate ad amare la grande pallavolo e il basket, appassionatevi al tenni: troverete campioni veraci e sportivi degni di questo nome”.
E’ un messaggio forte lo ammetto. Riconosco che questa mia categorica bocciatura del calcio italiano è in parte determinata dal clamoroso successo dell’atletica e del nuoto ai Campionati Europei conclusi recentemente. Ma al di là delle suggestioni indotte dalle straordinarie imprese compiute dai nostri atleti, è più che giustificata l’euforia provocata dalla ‘piccola’ Italia che, da incontrastata regina d’Europa, ha demolito le ambizioni di tante big. I numeri dicono tutto. Le 43 medaglie nel nuoto sono un’enormità: 13 ori, 15 argenti e 15 bronzi, rappresentano uno strapotere degli alfieri azzurri impegnati delle vasche parigine. Per un regolamento assurdo, che privilegia il numero delle medaglie d’oro, non siamo primi nella classifica finale a causa di un ‘oro’ in più vinto dalla Gran Bretagna, che però ne ha conquistato ben 17 in meno delle nostre ventisei. Le 22 medaglie in atletica, invece, valgono il primato nel medagliere e sono un altro fiore all’occhiello dello sport italiano. A pensarci sembra di aver vissuto un sogno, invece è una splendida realtà. A Parigi e Birmingham sono state premiate la politica e l’organizzazione delle due Federazioni, la loro programmazione, la pianificazione del lavoro, la progettualità: tutti i settori concorrono a creare una base di partenza, a far crescere i giovani e farli maturare senza intralci di sorta. A fronte di una Nazionale di calcio che fallisce la qualificazione al mondiale per tre volte di seguito, di società che investono (?) ingenti somme di denaro per portare in Italia sedicenti campioni stranieri, di team dal glorioso passato che non riescono a conseguire risultati a livello internazionale, brillano i ragazzi ‘made in Italy’ dell’atletica e del nuoto. Vero è che si tratta di sport ‘individuali’ come il tennis, in cui oltre al n. 1 del mondo Jannik Sinner possiamo contare su tennisti di livello internazionale come Cobolli, Musetti, Darderi e Berrettini. Ma ci sono clamorose eccezioni. I successi della Nazionale di pallavolo di Fefè De Giorgi a livello europeo e mondiale e se volgiamo lo sguardo agli sport altamente tecnologici, come l’automobilismo e il motociclismo, possiamo gioire dei successi di Miki Antonelli in Formula Uno, il giovanissimo pilota bolognese della Mercedes in testa alla classifica del ‘mondiale’, e di straordinari piloti della moto GP, Bagnaia, Bezzecchi, Bastianini, Di Giannantonio e altri.
IL CALCIO GIU’ – Il più popolare sport nazionale, purtroppo, è in condizioni molto difficili e con un futuro tutto da inventare. Per rianimarlo occorrono interventi radicali, soprattutto una inversione di tendenza nella politica federale. Giovanni Malagò ha preso in consegna una realtà bisognosa di grande cure per ritrovare l’antica identità tecnica e d’immagine. Le strutture non mancano, e comunque non sono un problema prioritario. Occorre, invece, rivolgere molta attenzione ed impegnare risorse nella formazione dei giovani, migliorare la qualità delle scuole calcio, favorire le società che lavorano con i giovani incentivando la loro valorizzazione. In questo modo il calcio italiano potrà recuperare, almeno in parte, l’identità popolare lesa dall’arrivo di calciatori stranieri di ogni età e dall’ingresso di capitali esteri, che hanno trasformato lo sport più popolare d’Italia in un prodotto commerciale. Sarebbe bello scoprire nuovi giovani campioni. Purtroppo i Rivera, Mazzola, Riva, Scirea, Vialli, Baresi, Maldini, Boninsegna, Antognoni, Conti, Tardelli, Paolo Rossi appartengono ad un passato remoto. Negli ultimi 30 anni, dopo i ‘grandi’ Buffon, Del Piero, Pirlo, Nesta, Totti, il calcio italiano ha espresso solo qualche buon talento: Chiesa, Zaniolo, Barrella, Tonali, Scalvini, Calafiori. Di veri campioni, neanche l’ombra. In questo momento l’attenzione è concentrata su Pio Esposito che ha qualità superiori, bisognerà vedere se sapranno farlo crescere ed affermarsi ai livelli che gli competono. Ma è quasi l’unico aspirante ‘fenomeno’; gli si può affiancare Donnarumma e, con un po’ di buona volontà, Palestra, di recente emigrato in Inghilterra, e il romanista Pisilli. Poi il nulla.
IL DOMANI – Il nuovo presidente della FIGC Giovanni Malagò ha il compito di risollevare il calcio italiano dalla crisi tecnica e strutturale con cui è alle prese da molti anni. Ha sciupato un’ottima occasione per dare una svolta radicale con Maldini, Leonardo e Pirlo nella cabina di regia della Federazione. Il problema primario, come dicevamo prima, sono i giovani poco schierati in serie A, i settori giovanili in difficoltà, i debiti crescenti delle società, il numero di calciatori stranieri in campo e tanti altri. Malagò ha già dimostrato straordinarie capacità manageriali, dovrà confermarsi anche nel calcio, che dice di conoscere bene. Ci piacerebbe gioire presto per nuovi giovani fuoriclasse italiani, che riportino il nostro calcio a grandi livelli in Europa e nel mondo. Come è accaduto nel nuoto e nell’atletica. Penso a Chiara Pellacani, Sara Curtis, Nicolò Martinenghi, all’inossidabile Gianmarco ‘Gimbo’ Tamberi, all’eroico Lorenzo Benati. Sogni? Forse. Intanto, mettiamo da parte le suggestioni e continuiamo ad amarlo.


